Area settentrionale: Patti, Bagnoli e Settefrati

 

Lungo la costa settentrionale della Sicilia sono state individuate alcune ville romane databili al III-IV secolo che si trovavano in prossimità della via Valeria che congiungeva Messina a Palermo fino a Lilibeo. Si tratta di ville marittime, lussuose residenze suburbane per esponenti dell’aristocrazia romana.
A pochi chilometri dalla città di Tindari, in una piana presso il mare, si trovano i resti della villa di Patti Marina. ville_1Dagli scavi è emerso che il complesso ha avuto differenti fasi edilizie, a partire da una primo edificio, databile al II-III secolo d.C., che si organizzava attorno ad un piccolo peristilio, ma che fu abbattuto, all’inizio del IV secolo, per costruirvi una villa di maggiori dimensioni. Resta da capire se tale mutamento fu dovuto ad un evento naturale, come un terremoto, che distrusse la costruzione di prima fase, o se ci fu una precisa scelta di cancellare le testimonianze della residenza originaria.
Già nella seconda metà del IV secolo, la villa subì crolli e danneggiamenti probabilmente a causa del grande sisma che colpì la Sicilia nel 365 d.C, ma è da notare che, dai rilievi stratigrafici, si comprende che la residenza era già in uno stato di abbandono al momento del terremoto. Infine, il sito fu nuovamente abitato in epoca medievale, tra il VI e l’XI secolo.

 

Gli scavi hanno riportato parzialmente alla luce un complesso di grandi dimensioni, che si ipotizza possa comprendere sia la zona residenziale della villa che gli ambienti per la servitù. Come di consueto per l’architettura romana, le stanze si organizzano attorno ad un grande peristilio, con un portico di pilastri in laterizi, sul quale si affaccia una serie di locali. Tra esse risultano più rilevanti un vano absidato lungo il lato orientale e una sala tricora che, posta al centro del percorso meridionale e introdotta da un arco impostato su possenti pilastri, doveva svolgere un ruolo dominante sia nella funzione che nell’architettura.I mosaici ritrovati nella villa di Patti Marina mostrano uno stile in linea con la tradizione nordafricana, che si diffonde nella Sicilia proconsolare tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C.., ma con caratteri e peculiarità proprie.

ville_2

 

Oltre al nucleo centrale del peristilio, gli scavi hanno indagato anche altre zone, individuando, nell’area nordorientale, un impianto termale, considerato coevo alla villa di IV secolo, anche se si può notare che le mura sono costruite con una tecnica differente.A sud della sala tricora è stata rintracciata un’aula absidata particolarmente grande, che ricorda la basilica di Piazza Armerina, ma la sua collocazione in direzione est-ovest, fuori asse rispetto al nucleo del peristilio organizzato su una linea nord-sud, lascia dubbi sulla sua funzione e sulla sua datazione, facendo avanzare l’ipotesi che potesse essere una vera e propria chiesa costruita dal proprietario della villa dopo una sua conversione al cristianesimo; ma, allo stato attuale degli studi, si tratta interamente di supposizioni che attendono riscontri dall’analisi approfondita del sito.In contrada Bagnoli-San Gregorio presso la cittadina di Capo d’Orlando, alcuni scavi archeologici hanno messo in luce una parte di una villa marittima, ritrovata fortuitamente nel 1986 durante alcuni lavori di sbancamento per la realizzazione di un’area di sosta. Dallo studio dei materiali ceramici e dello stile dell’ornato musivo, il complesso può essere datato ai primi decenni del III secolo d.C. Gli ambienti esplorati appartengono ad un impianto termale decorato da mosaici pavimentali, mentre il resto della villa, non ancora indagato poiché si trova al di sotto di costruzioni moderne e di una strada statale, doveva estendersi a nord verso il mare.Le sei stanze individuate sono disposte in sequenza in direzione est-ovest; di esse le più interessanti risultano quelle occidentali, che dovevano essere utilizzate come tepidario (ambiente 4) e come calidari (ambienti 5-6), uno dei quali dotato di una vasca per le immersioni in acqua calda. Questi vani sono dotati del tradizionale sistema romano di riscaldamento ad hypocaustum, costituito da pavimenti sospesi e da tubuli nelle pareti, finalizzati all’uniforme diffusione del calore nella stanza.I mosaici della villa di Bagnoli sono caratterizzati da decorazioni geometriche, stilisticamente avvicinabili ad alcuni mosaici nordafricani coevi e la loro incompletezza non fa escludere che ci fossero degli emblemi figurati nelle composizioni.
A pochi chilometri a ovest di Cefalù in località Settefrati, all’inizio degli anni ’90, sono stati messi in luce i resti di una villa collocata sul limite di uno sperone roccioso a strapiombo sulla spiaggia. A causa delle precarie condizioni e dei danneggiamenti subiti nel corso del tempo, è difficile risalire all’esatta struttura e consistenza della villa. Tuttavia, il ritrovamento di numerosi tasselli di marmi pregiati, come il serpentino, il pavonazzetto e il porfido, fa supporre che le pareti avessero rivestimenti in opus sectile e suggerisce che si trattasse di una lussuosa villa marittima, appartenuta a un ricco proprietario terriero della vicina Cefalù.
Gran parte dell’apparato decorativo è andato perduto, ma resta un tratto significativo di mosaico che, per motivi conservativi, è stato strappato, restaurato ed esposto presso l’Antiquarium di Imera (PA).

 

Area sud orientale: Tellaro e Orto Mosaico

 

Tra le scoperte archeologiche più importanti degli ultimi decenni in Sicilia, c’è sicuramente la villa del Tellaro, situata nella regione sud orientale della Sicilia, oggi in provincia di Siracusa, presso la foce del fiume Tellaro. Essa è stata ritrovata al di sotto di una fattoria sette-ottocentesca, le cui fondazioni hanno gravemente danneggiato murature e mosaici. Tuttavia, gli “scavi chirurgici”, sotto la guida del soprintendente Giuseppe Voza, hanno permesso di ricostruire la struttura della residenza, organizzata a partire da un peristilio attorno al quale si distribuiscono i vari ambienti.

ville_3ville_4

I pavimenti dovevano essere interamente mosaicati con elaborate composizioni, come accade nella villa del Casale, ma restano solo quelli di tre stanze e di parte del porticato. Grande attenzione è stata riservata al mosaico posto nel vano nord-orientale del peristilio (1) che rappresenta l’episodio, narrato nell’Iliade, del riscatto del corpo di Ettore da parte del padre Priamo.Nella stanza accanto quasi quadrata (2) una composizione vegetale delimita alcuni quadri figurati: negli angoli sono posti degli ampi vasi da cui partono festoni di alloro arricchiti da fiori e busti che incorniciano una scena centrale andata perduta. Invece, in uno dei rettangoli laterali ben conservato, si scorgono un satiro e una menade intenti in una danza dionisiaca accanto ad un’ara ornata da corone vegetali. La fanciulla è vestita di un leggero chitone e regge un tamburello, al pari di un affresco conservato nella Villa del Casale.L’ambiente successivo (3) ospita una figurazione che si inserisce nella tradizionale iconografia relativa a scene di caccia, ma con alcune peculiarità che la distinguono dagli esempi precedenti.
Nel porticato del peristilio (4) correva una decorazione geometrica, della quale è superstite solo una parte, in cui festoni di alloro creano medaglioni circolari alternati a ottagoni dai lati curvilinei, internamente decorati da elaborati rosoni geometrici.In generale, si può affermare che lo stile dei mosaici del Tellaro appartiene alla corrente stilistica nordafricana, ma il loro carattere più stilizzato e più espressionistico, una minore attenzione alle proporzioni e una composizione più affollata pongono la datazione dei mosaici alla seconda metà del IV secolo, ovvero ad una fase successiva rispetto ai mosaici della Villa del Casale.
Sempre nella regione su orientale dell’isola, tra il 1989-1990 è stata scoperta una villa romana in contrada Orto Mosaico nel territorio di Giarratana in provincia di Ragusa.Gli scavi hanno riportato alla luce un settore della villa costituito da sette ambienti disposti a nord di un porticato. I primi saggi effettuati hanno individuato la presenza di elaborati mosaici geometrici, che, insieme ad altri dati archeologici, pongono una sua datazione al III-IV secolo.
Nel confronto con la villa del Casale, sono da notare la cornice a bocca di lupo e l’uso della treccia continua per delimitare lo schema geometrico del piano mosaicato. Tuttavia le similitudini si fermano qui, poiché l’impaginato appare sostanzialmente differente e solo degli studi approfonditi sul sito e sulla sua frequentazione potranno chiarirne i caratteri distintivi.

ville_6ville_7

 

Area centrale: Geraci e Rasalgone

 

Sono infine da ricordare altre testimonianze archeologiche, recentemente rinvenute, che mostrano la vivacità del territorio siciliano nei dintorni di Enna tra III e IV secolo, ridimensionando l’idea che la ricchezza decorativa della villa del Casale fosse un unicum nella regione.Presso il comune di Enna, in contrada Geraci, all’inizio degli anni ’90, sono emersi resti di una villa rustica databile all’inizio del III secolo d.C., messa fortuitamente in luce da un canalone naturale creatosi nella grande alluvione del ’91, che fece affiorare alcuni tratti di pavimenti mosaicati.

ville_9

La villa risulta costituita da cinque stanze, di cui quella orientale è la più grande ed è dotata di un’abside a nord, mentre l’insieme degli ambienti, a sud e a ovest, era chiuso da un peristilio. I tratti di mosaici rinvenuti a Geraci mostrano una stesura accurata e una colorazione raffinata, che evidenzia influssi stilistici nordafricani, precorrendo i caratteri e la ricchezza musiva della villa del Casale. Sono state rintracciate anche altre strutture, in parte sovrapposte a quelle della villa rustica, attribuibili ad una seconda fase abitativa del sito attorno al X-XI secolo. Il riuso del sito romano in età normanna evidenzia un fenomeno diffuso in Sicilia, che si verifica anche nella villa del Casale.Sempre nel territorio di Enna, nel 1995, ancora una volta grazie a cedimenti di terreno causati dalle piogge, sono emerse tracce di una villa tardoimperiale in contrada Rasalgone, nel comune di Piazza Armerina. Essa appare disposta su più livelli, seguendo la tendenza architettonica ad adattare le strutture alla conformazione del terreno e a sfruttare la pendenza per usufruire delle acque del vicino torrente Liano, incanalato verso la villa tramite appositi condotti di piombo ancora conservati nelle murature. È noto un solo mosaico pavimentale composto da una serie di squame bicolori che stabilisce un diretto confronto con l’ornato musivo della corte d’ingresso nella villa del Casale.I ritrovamenti di questi siti, collocati nel territorio di Enna, evidenziano l’intensità abitativa dell’area in epoca tardo-imperiale, dovuta alla creazione di immensi latifondi, appartenenti a grandi proprietari terrieri che non si limitavano a gestire i propri possedimenti da lontano, ma anche a dimorare nelle ville della zona. La Sicilia del IV secolo, dunque, non fu solo “il granaio di Roma”, ma divenne anche luogo prediletto di residenza per le famiglie dell’alta aristocrazia romana, come i Nicomachi e i Caeionii, che portarono qui il lusso e il gusto della capitale dell’impero.

Share this post on: